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H2Out e la nanotecnologia 4Ward360. Una realtà per tutti con il Bonus Facciate

(Adnkronos) – “La tecnologia a multifrequenza di H2Out associata alla protezione traspirante delle superfici murarie con la nanotecnologia di 4Ward360 rende definitivo il restauro delle facciate delle nostre abitazioni: se pensiamo che questo risultato lo otteniamo recuperando il 90% delle spese sostenute, direi che questa è la soluzione per eccellenza. Difatti,– la legge n. 160 del 27 dicembre 2019 detta “Bonus facciate” ci permette di detrarre il 90% della spesa in 10 anni per sistemare le facciate delle case nelle quali abitiamo. Con il Bonus Facciate possiamo detrarre le spese per interventi di pulizia delle facciate, tinteggiature, eliminazione del degrado e per fare ciò possiamo sfruttare le nuove tecnologie”

H2Out elimina la risalita capillare, la nanotecnologia lascia traspirare le superfici restaurate e impedisce a smog e agenti atmosferici di penetrare nei materiali favorendo inoltre l’azione di pulizia da parte della pioggia, la quale laverà via lo sporco superficiale che si accumulerà negli anni successivi perché esso che non penetrerà più nelle facciate. E tutto questo con una garanzia pluriennale.


“La specificità del formulato nano tecnologico – continua Anzioli – è quella di un trattamento particolarmente efficace con caratteristiche di lunga durata all’interno del substrato del materiale trattato. La tecnologia non ha paragoni nella chimica tradizionale perché le nanoparticelle che compongono i formulati di nostra produzione hanno dimensioni inferiori ai 100 Nm (circa 300.000 volte più piccolo di un capello). Il trattamento rinforza la superficie dall’interno e conferisce ad essa caratteristiche di idrorepellenza, oleorepellenza, resistenza allo smog, ai graffiti, al ghiaccio, alla salsedine, maggiore durevolezza del materiale di cui è composta la nostra facciata. Tutto ciò senza alterare le caratteristiche del materiale, che resterà marmo, legno, cotto, con la sua identità materica e cromatica, con la sua traspirabilità”.

“L’esperienza fatta in questi anni con i Ministeri, con le Asl e con grandi realtà in campo immobiliare – conclude Sabrina Zuccalà – sono ora alla portata di tutti, grazie agli strumenti che il nostro Stato mette a disposizione dei suoi cittadini. Ora possiamo non solo dare futuro alla storia, ma anche dare nuova vita alle facciate delle nostre città grazie alle nuove tecnologie”.

https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/adnkronos/20727981/ambiente_le_nanotecnologie_potranno_essere_utilizzate_per_ristrutturazione_facciate_edifici_2_.amp

 

 

MePA

H2Out per la Pubblica Amministrazione

Oggi risolvere il problema dell’umidità da risalita capillare è semplice, anche per gli enti pubblici.

H2Out è sul MePA, il portale del mercato della Pubblica Amministrazione: andando sul sito www.acquistinretemepa.it potete trovare tutti i modelli degli impianti di deumidificazione muraria H2Out.

Se sei una Pubblica Amministrazione e vuoi affrontare un progetto di deumidificazione muraria in un edificio, contattaci: i nostri tecnici ti seguiranno in tutto il precorso di restauro del tuo immobile.

 

4Ward360 dà futuro alla storia con la tecnologia di H2Out.

 

4ward360 trattamento nanotecnologici

Logo H2Out

Nasce H2Out: la Soluzione all’umidità da risalita capillare

L’umidità da risalita è una delle cause di degrado più insidiose in un edificio datato.

Il problema è noto: i muri assorbono acqua dal terreno, questa risale ed evapora. I sali contenuti nell’acqua in fase di evaporazione cristallizzano, aumentando di volume. Ciò provoca nel muro notevoli pressioni interne, con conseguente degrado della parte superficiale del materiale o distacco dell’intonaco.

Sino a pochi anni fa avremmo detto che si trattava di un problema risolvibile solo in parte, ma oggi c’è H2Out.

 

Già negli ultimi decenni lo studio dei modelli fisici che regolano anche la risalita dell’acqua nei capillari murari ha portato alla nascita dei sistemi elettrofisici. Essi sono in grado di contrastare il fenomeno dell’umidità ascendente provocando un’azione di “disturbo” sulle molecole dell’acqua con un campo elettromagnetico. Ma allora qual è la novità di H2Out?

H2Out è l’evoluzione nel mondo della deumidificazione muraria elettrofisica. H2Out ha superato infatti i limiti degli apparecchi mono-frequenza, sfruttando l’emissione contemporanea di impulsi a frequenze differenti. La tecnologia H2Out ottiene così risultati eccellenti su  tutte le strutture murarie, indipendentemente dalla concentrazione dei sali e dalla composizione della muratura stessa.

Qualsiasi sia il materiale di cui è composto il tuo muro, H2Out è la soluzione per la risalita capillare. E con la nanotecnologia di 4Ward360, la tua ristrutturazione sarà per sempre.

 

Con H2Out e la nanotecnologia 4Ward360 dà futuro alla storia

4ward360 nanotecnologie

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Intervento unico di archeoantropologia su reperti ossei necropoli

Intervento unico di archeoantropologia su reperti ossei necropoli

L’evento sarà presentato mercoledì’ a Roma

CRONACA

Per la prima volta al mondo sarà illustrato durante un convegno nazionale un intervento unico di archeoantropologia con i nano materiali su una necropoli di 280 anni fa e su degli scavi archeologici del I secolo D.C che si trovano nel casertano. L’evento sarà presentato alla Biblioteca Casanatense a Roma il 16 Ottobre al convegno nazionale su “Nanotecnologia Scienza e Conservazione – Beni Culturali ed innovazione Tecnologica – Il ruolo della Nanotecnologia”. Dopo i saluti di Lucia Marchi, Direttore della Biblioteca Casanatense, interverrà il direttore del Dipartimento di nanotecnologie di “4ward360” Sabrina Zuccalà, su “Sviluppo delle nanotecnologie in funzione dei beni culturali”.

Il Dipartimento di “4ward360”, che ha organizzato l’evento, è leader mondiale per lo studio e l’applicazione dei nano materiali ed ha eseguito diversi interventi per la conservazione dei Beni culturali, tra gli altri uno su “L’esercito di terracotta” in Cina”, e delle applicazioni importanti in Vaticano, sul relitto navale di Marausa e sulla statua di S.Oronzo a Lecce.

Per dare maggiori risposte alle richieste che vengono dal mondo dei Beni Culturali e Restauro Conservativo, il dipartimento di 4ward360”, ha creato una nuova realtà: Heritage Preservation Lab che si occupa esclusivamente della protezione, conservazione e Restauro dei beni culturali, in sinergia con i restauratori e gli operatori del settore italiani.

All’evento, moderato da Gianni Lattanzio Segretario generale “Ambientevivo”, Zuccalà ha voluto fortemente invitare il premier Giuseppe Conte, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e Turismo Dario Franceschini e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo. Zuccalà è difatti convinta “che sia necessaria la collaborazione tra ricerca e istituzioni su questi temi per creare, in un prossimo futuro, ampi spazi di inserimento lavorativo in una terra con alta vocazione turistica e soprattutto con un ampio patrimonio monumentale da preservare come l’Italia”.

Obiettivo dell’incontro “è anche illustrare l’evoluzione della ricerca sulle nanotecnologie e le loro applicazioni per la conservazione e la tutela dei Beni Culturali. Si indagheranno anche le molteplici applicazioni dei nano materiali e le loro positive caratteristiche perché rispettosi dell’ambiente, flessibili e utilizzabili su tutte le superfici, non intaccandole e riuscendo ad andare a fondo e fornendo risultati di lunga durata”.

 

Durante il convegno Antonio Della Valle discuterà di “Scienza, Nanotecnologia ed antropologia” concentrando il suo discorso proprio sul primo intervento al mondo con le nanotecnologie su dei reperti ossei provenienti scavi archeologici. Valeria Li Vigni, Soprintendente del Mare della Regione Sicilia, parlerà della conservazione del patrimonio recuperato in mare grazie alle nuove tecnologie e degli sbocchi lavorativi futuri grazie allo sviluppo dei nanomateriali; Roberto La Rocca, archeologo navale della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, incentrerà il focus del suo intervento sulla “Stabilizzazione del patrimonio archeologico subacqueo”; Giovanni Taormina del “Gruppo Arte1” spiegherà l’utilità delle nanotecnologie intervenendo su “Scienza e nanotecnologia applicata ai reperti subacquei”; il restauratore Franco Fazzio affronterà l’argomento “Conservazione dei beni culturali attraverso la nanotecnologia” e la ricercatrice Alessandra Morelli spiegherà lo “Studio e formazione per l’applicazione dei nanomateriali in ambito dei Beni Culturali”.

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La moderna scienza della conservazione – Nanotecnologia

La moderna scienza della conservazione  Nanotecnologia

La conservazione del nostro patrimonio culturale è fondamentale per trasportare la nostra cultura, tradizioni e modi di pensare e comportarci alle generazioni future. La conservazione ha un impatto impressionante sulla nostra società da un punto di vista politico, sociologico e antropologico, nonché un forte impatto economico sulla più grande attività industriale che vive e sviluppa: il turismo, che genera un fatturato annuo a livello europeo di 335 € miliardi e circa 10 milioni di posti di lavoro. Il turismo genera indirettamente oltre il 10% dell’economia dell’Unione europea e fornisce circa il 12% della forza lavoro (attività dell’UE 2013).

La moderna scienza della conservazione ha origine dalle tragiche alluvioni che hanno devastato Firenze e Venezia nel 1966 e ha imposto la ricerca di nuovi metodi per ripristinare e preservare l’immenso patrimonio culturale danneggiato dall’alluvione attraverso lo sviluppo di due filoni principali: (i) la caratterizzazione analitica dei materiali che compongono le opere d’arte, la caratterizzazione della tecnica pittorica utilizzata dagli artisti e la chimica delle reazioni coinvolte nel loro degrado; (ii) la ricerca di nuovi metodi scientifici per il restauro / conservazione, che consenta il trasferimento del patrimonio culturale alle generazioni future. Gli ultimi tre decenni hanno visto importanti sviluppi nella scienza della conservazione.

La scienza dei colloidi e dell’interfaccia, insieme alla scienza dei materiali, che appartiene al regno delle nanoscienze popolari, hanno fornito concetti, tecniche, abilità e strumenti per aumentare la comprensione dei più comuni processi di degrado delle opere d’arte.

Allo stesso modo queste discipline hanno fornito metodi affidabili per una conservazione duratura e, per quanto possibile, compatibile. Dr. Sabrina Zuccalá

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Nanotecnologie e Nanomateriali

Nanotecnologie e Nanomateriali

L’applicazione

L’applicazione dei nanomateriali alla conservazione del patrimonio artistico rappresenta ormai un settore innovativo, ricco di potenzialità e in continua evoluzione e l’obiettivo del questo settore, di approfondire nuove proprietà fisiche e realizzare nuovi potenziali applicazioni dei nanomateriali, come pure la capacità di produrli, è diventato ormai la base indispensabile nel campo delle nanotecnologie, in quanto la possibilità di poter essere utilizzati in diverse applicazioni, spesso richiede lo sviluppo di metodi per la produzione di nanoparticelle con stretto controllo sulla dimensione, forma e struttura cristallina. Oggigiorno sappiamo che, esistono due approcci per la sintesi di nanoparticelle (Fig.1) : il top-down e il bottom-up.

Figura1 : Rappresentazione dei metodi top – down e bottom – up

Nanotecnologie e Nanomateriali

“top-down”(approccio fisico), consiste nel raggiungere le dimensioni nanometriche, partendo da un materiale di dimensioni maggiori, dove il materiale massivo, “bulk”, viene suddiviso in particelle più piccole, usando energia di tipo meccanico, chimico o in altre forme.

“bottom-up” (approccio chimico), detto anche “nanotecnologia molecolare”, si riferisce alla sintesi del materiale nanoparticellare attraverso la condensazione di atomi, molecole o radicali permettendo così al precursore di accrescere con le dimensioni e le caratteristiche desiderate.

La maggior parte dei sistemi di sintesi ha come principali obiettivi quelli di controllare:

a) le dimensioni delle particelle;

b) la loro forma;

c) la distribuzione delle dimensioni;

d) la composizione;

e) il grado di agglomerazione (nel caso siano sistemi colloidali) e il controllo di questi parametri è diventato sempre più necessario, in quanto, la corrispondenza struttura- proprietà è evidenziato dalle elevate, ma ancora sconosciute, potenzialità dei nanomateriali.

I VANTAGGI

Il punto forte rappresentato da questi materiali consiste nel fatto di essere caratterizzati da un alto rapporto area/volume, ossia da un’elevata area superficiale che condiziona fortemente il loro comportamento fisico, e non solo. La riduzione delle dimensioni è importante per facilitare la dispersione di particelle solide in solventi, per poi essere facilmente applicate a pennello, spruzzate o depositate goccia a goccia sulle superfici artistiche.

Un altro vantaggio correlato alla minore dimensione delle particelle è quello di favorire la penetrazione attraverso matrici porose, come dipinti murali, rivestimenti superficiali, minimizzando il rischio di formazione di opacizzamento delle superfici .

I nanomateriali non sono però i soli ad aver attratto l’attenzione della comunità scientifica. Composti organici nanostrutturati sono infatti uno dei soggetti maggiormente studiati, come è testimoniato da un consistente numero di pubblicazioni scientifiche su tale argomento. Pertanto, le nanoparticelle sono utili anche per migliorare le proprietà dei nanocomposti trai quali compositi ibridi organico-inorganici, costituiti normalmente da una matrice polimerica legante e da cariche inorganiche (particelle).

Tali composti, presentano almeno una componente con dimensioni nanometriche ed esibiscono prestazioni migliori rispetto alle tradizionali matrici completamente polimeriche in termini di proprietà meccaniche, resistenza chimica, protezione contro le radiazioni UV.

Questo implica che, l’uso di nanomateriali oggi consente, nuove straordinarie combinazioni, che permettono di migliorare le proprietà dei tradizionali prodotti commerciali.

Con tal intento, la variazione delle proprietà chimico-fisiche di un rivestimento protettivo, può essere ottenuta tramite un’adeguata miscelazione del materiale di rivestimento con una opportuna scelta di nanoparticelle e in questo modo, il nanocomposito sviluppato può essere adattato alle diverse finalità richieste dall’applicazione considerata.

Di seguito viene riportata una panoramica dei nanocompositi polimero/particella più ampiamente studiati e testati nei ultimi anni. Questa categoria di composti smart surfaces (superfici inteligenti), può essere suddivisa, in base alla classe polimerica del “disperdente” impiegato nel composito, in:

·  solvente, soprattutto gli alcool e soluzioni acquose in presenza di surfattanti;

·  polialchilsilossani/polisilani, in cui generalmente vengono utilizzati prodotti commerciali storicamente già impiegati nel consolidamento dei beni culturali, tra

i quali: TEOS;

·  resine acriliche, come Paraloid B72 (copolimero metilmetacrilato/etilmetilacrilat);

·  poli(uretano carbonato), recentemente utilizzato come coating per il tufo;

·  ibridi: sono una nuova classe di materiali sempre più interessanti per le loro straordinarie proprietà derivanti dalla         combinazione di diversi disperdenti misti di silossani/silani con resine acriliche.

In tal senso, molto interessanti sono diversi studi, che confermano, le potenzialità della dispersione di nanoparticelle di SiO2 nei composti organici.
A tal proposito si è dimostrato che, disperdendo nanoparticelle di silicio in vari prodotti commerciali (organosilossani e altri polimeri), si arriva a migliorare le proprietà idrorepellenti delle aree trattate, raggiungendo in questo modo ottimi risultati, con un angolo di contatto fino a 160°, risultato che indica che le nanoparticelle aumentano la natura idrofoba del film. Inoltre, è stato dimostrato che superidrofobicità e idrorepellenza si ottengono quando sono utilizzate alte concentrazioni di nanoparticelle per la produzione delle pellicole composite (silossano-nanosilice).

Oltre a questo, è stato dimostrato che, le nanoparticelle di silice, conferiscono elasticità ai gel ottenuti (nel caso TEOS), proprietà fondamentale che rende i materiali meno sensibili al fenomeno di crettatura in fase di asciugatura. Senza dubbio ci sono anche alcuni aspetti negativi del loro utilizzo, in quanto, è stato dimostrato che l’uso di nanoparticelle comporterebbe una diminuzione della permeabilità al vapore acqueo e causerebbe un aumento di valori di luminosità del substrato, al aumentare della loro concentrazione. Infatti superati certi limiti (2%) vi è una considerevole variazione di colore del litotipo trattato.

La “nanotecnologia” fu introdotto dal premio Nobel Richard P. Feynman nel corso della sua conferenza del 1959 “There’s Plenty of Room at the Bottom”(Amoroso G.,2002) e il termine fu definito dalla National Nanotechnology Initiative (NNI) come “l’insieme dei metodi e delle tecniche che consentono la manipolazione della materia su scala atomica e molecolare, il cui obiettivo è quello di costruire materiali e prodotti con caratteristiche chimico-fisiche-meccaniche del tutto peculiari”( Baglioni P., 2006, 2009). Dalla terminologia, infatti si desume che, i nanomateriali sono definiti in tale modo dovuto alle loro dimensioni comprese nell’intervallo 1-100 nanometri, dove il prefisso nano derivante dal greco ναννοσ, “di piccola statura” corrisponde nel sistema metrico internazionale al fattore di 10-9, 1 nm, che equivale, nella scala del metro a 1×10-9 m, ovvero ad un miliardesimo di metro.

 

rivestimenti porosi 3

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Il consolidamento con le nanotecnologie

Consolidamento con le Nanotecnologie

Si tratta di un intervento volto a migliorare la coesione del substrato degradato, mediante l’applicazione di prodotti caratterizzati da una buona profondità di penetrazione, i quali agiscono riempiendo parzialmente i pori, in modo da riportare il valore della porosità totale a quello della pietra sana ed è un’azione che si rende necessaria quando il danno causato dal degrado è tale da richiedere il ripristino delle caratteristiche strutturali del materiale.  Il problema del consolidamento è legato alla perdita di coesione tra le particelle costituenti un materiale che non si trova più nell’ originaria condizione di stabilità materica, e sottintende un intervento relativo alla sua microstruttura, mirato ad aumentare la resistenza e la coerenza del materiale interessano il materiale a livello macro strutturale.

La perdita di coesione è riconducibile, da una parte, ai processi di deformazione meccanica innescati da variazioni termiche e igrometriche succedutesi nel tempo, dall’altra è riconducibile ai fenomeni di degradazione chimica e fisica promossi dalle precipitazioni meteoriche, dal vento, dagli inquinanti o da altre cause ambientali e antropiche che, modificando la natura di alcune sostanze cementanti o leganti alle quali era dovuta la coesione iniziale, portano all’indebolimento della struttura porosa dei supporti lapidei, naturali o artificiali.

L’obiettivo primo di un trattamento di consolidamento è ristabilire un grado sufficiente di coesione tra le particelle (che sia congruo con la natura del materiale stesso) e l’adesione di quest’ultime alla parte del substrato sana e integra, conferendo nuovamente una condizione di normalità e compattezza prossima a quella del materiale non degradato. È fondamentale cercare di eliminare le differenze fisico- meccaniche esistenti tra la parte esterna più degradata del supporto e la parte interna meglio conservata, in modo da riportare omogeneità e continuità nel materiale.

L’efficacia di un consolidante, dunque, si basa sulla sua capacità di penetrare allo stato liquido all’interno del materiale, di riempire vuoti e fessure e indurire velocemente aderendo alle pareti del substrato.

consolidamento

Nella foto vengono mostrate tre diverse situazioni, riguardanti la microstruttura di una pietra porosa: nella parte superiore, lo stato di una roccia non degradata, con i legami intergranulari integri; nella parte centrale, una roccia degradata e trattata con un consolidante, che formando un film sottile ricopre i grani e ne ripristina i legami; nella parte inferiore, una roccia degradata sotto l’azione del consolidante che ha la capacita di riempire completamente i pori.

 

 

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Corsi di formazione in Sicilia per nuovi esperti in nanotecnologie

4ward360 premierà il miglior progetto

Corsi di formazione in Sicilia per nuovi esperti in nanotecnologie

Presto l’avvio di corsi di formazione in Sicilia per nuovi esperti in nanotecnologie per preservare i più noti monumenti della Regione, rilanciando turismo e occupazione.

A settembre partirà un nuovo Team chiamato Heritage Preservation Lab guidato sempre da Sabrina Zuccalà  imprenditore riconosciuto per la sua continua presenza in molti ambiti soprattutto Istituzionali, ha avuto molti riconoscimenti, ora siamo curiosi di capire cosa succederà nel prossimo futuro, forza Sabrina noi siamo tutti con te.

sabrina zuccala-nanotecnologia

Dott.ssa Sabrina Zuccalà

Da sempre siamo molto impegnati nel preservare i Beni Culturali nel mondo, è una mission imprescindibile della nostra azienda. Dopo le applicazioni in nanotecnologia eseguite sull’Esercito di Terracotta in Cina, quelli sul Relitto Navale di Marausa, e questo sulla statua di Sant’Oronzo a Lecce, vogliamo dedicarci alle opere della Sicilia. Stiamo cercando di migliorare sempre la ricerca sui nano materiali per essere sempre più performanti sui Beni Culturali, che rappresentano la nostra storia e la nostra identità, e sono il punto di forza del turismo culturale”.

“Presenteremo – conclude Zuccalà – nelle prossime settimane un progetto dedicato all’innovazione e allo sviluppo del territorio per la Sicilia, da sviluppare nei prossimi mesi. Molte opere contemporanee non saranno accessibili ai visitatori tra un centinaio di anni, a causa della rapida degradazione. Ritengo che sia quindi importante utilizzare in tutti i musei siciliani una serie di campioni di prova di queste nanotecnologie per capire quali vantaggi possono portare.

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I successi

Pertanto è sempre più necessaria la formazione di figure tecniche vocate alla sperimentazione e all’utilizzo delle nuove tecnologie, nella conservazione e la sicurezza dei beni artistici, perché vi è la necessità di una nuova alta formazione professionale al passo con i tempi che certamente darebbe ampi spazi di inserimento professionale in una terra con alta vocazione turistico-monumentale e soprattutto un ampio patrimonio monumentale da preservare”.

D’accordo Sabrina Zuccalà ricercatrice dell’azienda milanese ‘4ward360’, che si occupa da decenni in tutto il mondo di nanotecnologie anche su Beni patrimonio dell’umanità ed è intervenuta anche sul relitto di Marausa in Sicilia.

https://www.finestresullarte.info/flash-news/4313n_mibac-180-milioni-per-595-interventi-sul-patrimonio.php

Sabrina Zuccalà aprirà nelle prossime settimane una sede a Caltanissetta e poi una anche a Palermo per creare corsi di formazione sull’utilizzo delle nanotecnologie applicate ai Beni Culturali. “La Sicilia – spiega Zuccalà – è una delle Regioni che hanno maggiori Beni culturali e opere artistiche d’Italia, molte di queste però, versano in condizioni non ottimali, e devono essere restaurate; per questo riteniamo sia fondamentale investire in formazione sulle nanotecnologie per creare nuove figure professionali che possano utilizzare i nanomateriali per preservare queste opere e mantenerle in ottime condizioni”. “

In sinergia con diverse Università e Enti istituzionali siciliani – continua Zuccalà – cercheremo di realizzare corsi che possano formare i nuovi esperti di nanotecnologie e cosi potremo rilanciare l’occupazione e anche il turismo. Ormai è evidente a tutti che i risultati migliori per preservare le opere d’arte e architettoniche si possono raggiungere solo con i nano materiali che sono flessibili e utilizzabili su tutti i materiali, non li intaccano e riescono ad andare a fondo dando risultati di lunga durata.

Relitto Marausa Nanotecnologie16

“La materia della sicurezza legata al patrimonio dei beni culturali al giorno d’oggi è alquanto complessa e specialistica, essa richiede tanta professionalità, aggiornamento e continua ricerca. Occupandomi di ciò ho avuto il piacere di partecipare a recenti seminari e incontri e di apprendere come cambia giorno dopo giorno l’orizzonte delle molteplici applicazioni delle nanotecnologie nei vari campi”.

A dirlo l’ingegnere Renzo Botindari – responsabile tecnico addetto alla Sicurezza della Galleria d’Arte Moderna del Comune di Palermo ed esperto di nanotecnologie che aggiunge: “Ho subito percepito come in una terra in cui lo stesso contenitore museale è frequentemente anche esso un bene monumentale da tutelare, le nanotecnologie già utilizzate con successo nel campo del restauro e della conservazione, potrebbero addirittura applicarsi con successo nella ricerca scientifica di nuovi materiali per garantire nella manutenzione straordinaria delle opere edili, solidità, durabilità e soprattutto la sicurezza del bene e del fruitore.

Conservare le statue con la Nanotecnologia

Nuova sede Caltanisetta

Abbiamo appreso la notizia che in alcuni musei della Sicilia alcune opere sono anche a rischio per la mancanza di aria condizionata, se queste opere fossero state tutelate con le nanotecnologie non ci sarebbero stati problemi di nessun tipo”. “Cercheremo di sviluppare – spiega anche l’ architetto Michele Di Giovanni, che aprirà in Sicilia la sede di 4ward360 a Caltanissetta – due linee di intervento per puntare ad incrementare l’occupazione.

La prima riguarda appunto l’aspetto della conservazione e del restauro da applicare con i nano materiali sui Beni Culturali; l’altra è l’applicazione su nuove installazioni architettoniche o anche turistiche come i lidi, che si deteriorano in modo più immediato anche per le mutate condizioni atmosferiche, e quindi necessitano di interventi per ripristinare le strutture ormai ammalorate”.

Rassegna Stampa

http://www.trapaniok.it/40676/Cronaca-trapani/presto-l-avvio-di-corsi-di-formazione-in-sicilia-per-nuovi-esperti-in-nanotecnologie-per-preservare-i-piu-noti-monumenti-della-regione-rilanciando–turismo-e-occupazione#.XS2AzpMzai4

 

 

Nanotecnology coating

Nanostrutture e Dispositivi

NANOSTRUTTURE E DISPOSITIVI

Materiali realizzati e caratterizzati su scala nanometrica per le tecnologie del futuro

L’innovazione tecnologica nella produzione ad alto valore aggiunto è spinta dalla domanda di prodotti più veloci, più intelligenti e meno costosi. Per soddisfare queste esigenze sono sempre più utilizzati dispositivi su micro e nanoscala ed architetture tridimensionali, che richiedono capacità di realizzazione di sistemi nanostrutturati, studio delle loro proprietà fisiche fondamentali e capacità di misura in grado di soddisfare la richiesta di riferibilità anche in aree tecnologiche emergenti come la spintronica, la sensoristica e la manifattura additiva.

 

Man holding New Home Mars on a white background. Mixed media.

Nanomateriali per conservare le opere d’arte

Nanotecnologia per conservare

le opere d’arte

La Dott.ssa Sabrina Zuccalà del progetto Heritage Preservation Lab spiega come il team ha sviluppato nanomateriali avanzati per la conservazione preventiva delle opere d’arte.

INTERVISTE
La nostra conoscenza della storia sarebbe molto limitata se non fosse per i libri e per le opere d’arte. Con il passare del tempo, però, diventa sempre più difficile conservare queste testimonianze del passato. Tutto ciò potrebbe cambiare grazie al progetto Heritage Preservation Lab. Nel tentativo di superare i limiti posti dalle tecniche di restauro tradizionali.

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Per molte persone, scoprire città o paesi sconosciuti spesso significa anche scoprirne l’arte visitando mostre e musei. Le singolari opere d’arte sono infatti parte integrante di ciò che rende la cultura e la storia così affascinanti, ma la loro commercializzazione pesa anche notevolmente sulle economie moderne. Nel 2013 il mercato dell’arte globale ha prodotto ben 47,42 miliardi di euro, secondo la European Fine Art Foundation.

Questo spiega perché la conservazione artistica diventa sempre più importante. Le opere d’arte più antiche soffrono sempre più spesso del passare del tempo, mentre le tecniche di restauro tradizionali pongono seri problemi in termini di tossicità e compatibilità fisico-chimica con le sostanze contenute nei reperti. I materiali comunemente usati per il restauro, come i rivestimenti fatti di polimeri sintetici o materiali inorganici, hanno una composizione diversa di quella delle opere originali, cambiandone le proprietà principali.

Ecco dove entra in gioco Heritage Preservation Lab, un progetto  che ha sviluppato nanomateriali avanzati per la conservazione preventiva delle opere d’arte. In questa intervista esclusiva la Dott.ssa Sabrina Zuccalà fondatore anche di 4ward360 azienda leader nella conservazione delle superfici,  ha fornito informazioni sui principali vantaggi di questi nuovi prodotti, i progressi compiuti dal suo team.

Articolo Giornale di Sicilia 26 ottobre 2017

Nanotecnologie per i beni culturali: quali sono i principali obiettivi del progetto?

La mancanza di compatibilità fisico-chimica tra i materiali di restauro e gli artefatti, insieme alla tossicità dei primi, sono i due aspetti principali che ci hanno spinti a proporre il progetto Heritage Preservation Lab. A quell’epoca, avevamo già lavorato dagli anni novanta allo sviluppo di metodologie di conservazione efficaci, e la nostra attività era già stata riconosciuta sia dalle comunità scientifiche che da quelle della conservazione.

Il nostro obiettivo era di migliorare le metodologie già sviluppate in laboratorio e in parte sperimentate durante vari workshop dedicati alla conservazione in tutto il mondo, e di renderle disponibili su larga scala. Si trattava di nanomateriali che erano fisico-chimicamente compatibili con i componenti delle opere d’arte, e sono atossici o hanno un livello di tossicità notevolmente ridotto rispetto ai materiali di restauro tradizionali quali i solventi.

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Qual è l’aspetto innovativo delle soluzioni proposte?

I nanomateriali avanzati ai quali abbiamo lavorato permettono un controllo più preciso degli interventi di restauro, ad esempio la pulitura controllata può avvenire usando microemulsioni e idrogel chimici al posto dei metodi di pulitura tradizionali. Gli approcci che proponiamo sono più affidabili di quelli tradizionali e, in alcuni casi, permettono un processo di restauro più lento e graduale (sicuro).

In generale, i nuovi metodi garantiscono anche la stabilità degli artefatti minacciati nel lungo termine, a differenza degli interventi “veloci” tradizionali che potrebbero presentare qualche svantaggio, rendendo necessari interventi successivi.

 

Relitto Marausa Nanotecnologie

Come si può spiegare il mancato avanzamento nelle tecniche della conservazione?

Per fare un esempio, consideriamo un dipinto murale o da cavalletto: dal punto di vista fisico-chimico il dipinto è costituito da una serie di strati, di cui quelli superficiali sono di solito colorati. Inoltre, i materiali sono di solito porosi o presentano una composizione complessa — possono essere classificati come materiali compositi, per cui occorre fare riferimento alla scienza dei materiali e alla scienza dei colloidi e delle superfici per capire ed eventualmente salvare tali materiali da possibili processi di degrado.

Affrontare adeguatamente le questioni legate alla conservazione richiede quindi un trasferimento di conoscenze da questi campi ai professionisti delle scienze umanistiche e artistiche. Questo tipo di trasferimento di conoscenze non è semplice, richiede molto impegno e meccanismi di cooperazione rigorosi tra molti gruppi interdisciplinari e istituzioni differenti.

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Prima di Heritage Preservation Lab tali interazioni esistevano, ma quasi esclusivamente per sviluppare tecniche diagnostiche avanzate per la caratterizzazione delle opere d’arte e dei loro processi di degrado. Benché essenziali, queste tecniche diagnostiche non possono essere considerate un metodo esclusivo per per assolvere tale compito. Si potrebbe paragonare la conservazione del patrimonio culturale alla medicina, dove le opere d’arte rivestono il ruolo dei pazienti: le tecniche diagnostiche sono fondamentali per comprendere la malattia (processi di degrado), ma devono poi essere accompagnate dallo sviluppo di medicine (materiali di restauro avanzati) per curare il paziente (restauro dell’opera d’arte).

Sono queste le ragioni principali che finora hanno rallentato l’avanzamento delle tecniche di conservazione.

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Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate nello sviluppo dei materiali?

In effetti, se si dispone delle giuste conoscenze, lo sviluppo di nuovi materiali non presenta particolari difficoltà. Il problema maggiore sta nel fatto che l’ottimizzazione dei materiali sviluppati richiede molto tempo e conoscenze molto approfondite in campi multidisciplinari.

La quantità di processi di degrado che interessano una grande varietà di opere d’arte richiede lo sviluppo di nuove metodologie e materiali, la cui formulazione pone notevoli sfide in termini di risorse umane.

Quali sono le vostre aspettative in termini di prestazioni rispetto alle tecnologie esistenti?

I nuovi materiali che abbiamo sviluppato sono notevolmente diversi dai metodi tradizionali. Sono creati su misura per essere applicati nella conservazione e sfruttano i concetti e le soluzioni fornite dalle scienze dei materiali avanzati e dei colloidi, e più in generale dalle nanoscienze.

Questi materiali sono in grado di risolvere i problemi di degrado rispettando le proprietà fisico-chimiche degli artefatti originali, che è determinante per la stabilità a lungo termine delle opere d’arte trattate per garantirne la disponibilità per le generazioni future.

Esistono molti esempi che dimostrano che i materiali tradizionali possono essere estremamente dannosi per le opere d’arte, ad esempio i dipinti murali trattati con polimeri acrilici o vinilici che danneggiano seriamente il dipinto e in molti casi hanno portato alla distruzione della superficie del dipinto.

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Quali sono i materiali più promettenti da voi sviluppati?

Il progetto è riuscito a produrre e a collaudare vari materiali per la conservazione con risultati oggi conclamati.

Il primo prevede la dispersione di nanoparticelle di idrossido di calcio in alcoli a catena corta, per il consolidamento di dipinti murali, gessi e pietra. Questi rinforzano gli artefatti senza alterare le loro proprietà fisico-chimiche.

Il secondo prevede la dispesione di nanoparticelle alcaline in alcoli a catena corta o in acqua, per controllare il pH di opere mobili quali carta, pergamena o cuoio.

Questi materiali sono estremamente utili per limitare il degrado acido o ossidativo dei manoscritti e di documenti storici e d’archivio.

Abbiamo anche sviluppato fluidi di pulitura nanostrutturati, come microemulsioni olio-in-acqua, per rimuovere lo sporco e i rivestimenti indesiderati dalle opere d’arte.

Uno dei maggiori vantaggi dell’utilizzo di questi fluidi sta nel fatto che hanno un impatto eco-tossicologico ridotto rispetto alle miscele di solventi tradizionali, conservando tuttavia un’alta efficacia di pulizia.

Infine, abbiamo sviluppato contenitori sotto forma di gel chimici per la rimozione e il rilascio controllato dei fluidi di pulitura dalle superfici idrosensibili quali la carta, la pergamena e il cuoio.

Questi gel possono essere applicati senza lasciare residui sulla superficie delle opere, come invece fanno gli addensanti in forma di gel tradizionali.

Questa tecnologia quando dovrebbe essere commercializzata?

La dispersione di nanoparticelle di idrossido di calcio per il consolidamento dei dipinti murali, i gessi e la pietra sono già disponibili per i conservatori di tutto il mondo con il marchio 4ward360.

Le nanoparticelle per il controllo del pH delle opere mobili (ad es. carta, legno, tela) sono state registrate con il marchio 4ward360®.

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Quali saranno i prossimi passi del progetto e sono previste attività di follow-up?

Esiste tuttavia ancora una lacuna nelle strategie e nei metodi di conservazione delle opere d’arte moderne e contemporanee, come i dipinti in acrilico, le sculture in plastica e le opere composite che includono metalli, tessuti, polimeri, ecc.

Ad esempio, gli artisti post 1940 hanno lavorato e sperimentato con materiali completamente diversi da quelli usati nelle arti classiche. Pertanto, le loro opere non possono essere conservate utilizzando le metodologie attualmente disponibili.

Queste opere d’arte spesso mostrano processi di degrado estremamente rapidi ed esiste il rischio che parte di esse andrà persa nei prossimi 100 anni se non si troveranno soluzioni efficaci.

Per affrontare questa sfida, abbiamo creato un partenariato singolare che riunisce centri di ricerca ed esperti di scienze dei materiali con musei di alto profilo, centri di conservazione e professionisti esperti nel campo della conservazione di opere d’arte moderna.

Sono anche stati coinvolti importanti partner industriali per assicurare la scalabilità dei materiali di restauro che svilupperemo e il trasferimento tecnologico secondo le esigenze del mercato.

https://www.dazebaonews.it/scienze-tecnologie/49085-il-futuro-ha-un-nome-si-chiama-nanotecnologia-a-roma-la-terza-edizione-di-nanoinnovation.html

http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=53174

 

 

Sabrina Zuccalà